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Dicembre 2018

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Il progetto Luna Blu del Centro Donna Giustizia di Ferrara in occasione della data del

17 dicembre  – “GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE SEX WORKERS”

desidera diffondere delle considerazioni in merito al lavoro sessuale che quotidianamente osserva nel territorio ferrarese.

Noi operatrici del centro antiviolenza del territorio che lavoriamo quotidianamente con le persone che si prostituiscono in strada e al chiuso, nella maggior parte donne e transessuali M to F, tutelandone la salute e i diritti, riteniamo importanti segnalare alcune questioni:

  1. Anche nel nostro territorio locale ferrarese, stanno aumentando le situazioni di disagio delle lavoratrici del sesso che riguardano: l’inaccettabile e preoccupante aumento della richiesta di prestazioni senza uso di condom o addirittura forme di violenza “stealthing”, in cui il cliente si sfila o rompe appositamente il preservativo durante il rapporto la percezione di diminuzione del rispetto della persona legata a forme di “puttanofobia” o razzismo e aumento delle forme di vessazione, aumento delle forme di aggressione fisica e verbale in strada.
  2. Le/i sex workers dovrebbero essere considerate/i esperte/i in tutti gli ambiti che riguardano la loro professione e dovrebbero pertanto partecipare alla scrittura delle norme che la regolano e a tutti i processi decisionali, le discussioni pubbliche e i procedimenti politici relativi al lavoro sessuale.

    Pertanto oggi chiediamo sia dato spazio a questa lettera di una sex workers anonima che esprime le sue considerazioni sul lavoro sessuale:

    “I luoghi comuni sul lavoro sessuale, il “ma tu lo faresti?”:

  • “Una scelta non è tale se dettata dalla necessità economica”.

Tutte le persone lavorano per divertimento? . Certo, ci sono persone particolarmente fortunate o privilegiate che riescono a coniugare necessità economica e interesse personale per la loro professione, ma non sono certo la maggioranza. Esistono sex workers cui piace fare questo lavoro o che l’hanno preferito ad uno sottopagato, umiliante perché magari costrette a subire molestie dal proprio datore; perché parlare di costrizione economica solo in relazione al sex work? Forse abbiamo stabilito quali attività sono dignitose per tutte e quali no?

  • “Sono tutte schiave del neoliberismo che sfrutta i corpi delle donne”. Anche qui: le (persone) sex workers non sono solo donne, tanto per cominciare, ci sono anche uomini e persone transgender. Non parliamo di un numero esiguo , ma di percentuali del 20/30% sulla prostituzione totale nelle maggiori aree metropolitane del globo. L’economia si fonda sullo sfruttamento delle vite, dei corpi, delle menti, delle risorse, delle competenze delle persone. Per dirla con Proudhon, “l’economia è in sé criminale”. Non chi cerca di vivere o sopravvivere usando il proprio corpo in un sistema che non ha scelto.
  • “Una donna che vende il proprio corpo danneggia tutte” o “una donna che vende il suo corpo vende anche il mio”. No, le donne sono persone, singoli individui capaci di autodeterminarsi e che la loro libertà sessuale è insindacabile. Anche quando decidono di monetizzarla. Dietro questi slogan si cela la tipica mentalità maternalista che ha sempre diviso il corpus unico “donne” tra sante e puttane.
  • “Tu lo faresti?”, la cui variante talvolta è “Vorresti che tua figlia lo facesse?”. Ebbene, a queste domande oziose preferisco questa: ” Se le circostanze ti portassero a svolgere questo lavoro, cosa vorresti?”

Io so cosa vorrei: il rispetto per la mia persona, per la mia dignità di essere umano, l’estensione dei diritti e delle tutele degli altri lavori anche per il mio, sicurezza e possibilità di scegliere il luogo in cui mi sento più a mio agio ad esercitare la mia attività. In pratica, quello che le sex workers di tutto il mondo chiedono. Perché non è necessario immedesimarsi in noi, ma è doveroso ascoltarci e supportarci nella nostre battaglie, dallo sfruttamento, alla tutela della salute, alla tutela dalle violenze in quanto donne e in quanto prostitute,al superamento di quell’odio o di quella commiserazione che avete nei confronti del lavoro che facciamo e quindi anche nei nostri confronti, non capendo che sono proprio quell’odio e quella commiserazione che ci tolgono i diritti, perché ci tolgono la possibilità di parlare e rappresentarci. La mia coscienza di essere umano e donna, me lo impone. E tu, cosa vorresti?” Sex workers italiana anonima

La stessa sex workers ci pone una descrizione del lavoro sessuale e delle sue leggi vista dalla parte di chi ci lavora:

Informazioni utili sul lavoro sessuale date da chi lavora nel mercato del sesso:

1) Cosa si intende per sex work?

Per sex work, s’intende il lavoro in ambito sessuale in generale, non solo la prostituzione.

2) Cosa intendiamo per tratta?

L’uso del termine “tratta” al singolare è impreciso e fuorviante, se non viene specificato di cosa si parla. Esistono infatti due tipi di traffico illegale di esseri umani:

SMUGGLING, ossia il trasporto clandestino di persone che scelgono volontariamente di pagare organizzazioni illegali per raggiungere il luogo di destinazione desiderato. Alla fine del viaggio, sempre ammesso che vada a buon fine, il rapporto con i trafficanti si conclude. C’è chi riesce a raccogliere fondi sufficienti nel proprio paese di origine e chi paga con i proventi del lavoro svolto nel luogo di approdo fino ad estinzione del debito.
TRAFFICKING, tratta vera e propria, in cui le persone vengono reclutate con l’inganno o la coercizione, diventando oggetto di compravendita per il lavoro nero, il racket dell’accattonaggio, la schiavitù sessuale, l’espianto di organi.
È evidente che stiamo sì parlando di organizzazioni criminali in entrambi i casi, viste anche le politiche repressive di frontiera dei vari stati europei, ma nel primo non c’è dubbio che ad utilizzare i trasportatori clandestini siano persone che sanno perfettamente ciò che vogliono e che si adoperano come meglio possono per ottenerlo. E quel che vogliono è poter vivere in luoghi più sicuri e più promettenti sotto il profilo economico. In questo senso, vi sono numerose testimonianze di sex workers che hanno raccontato le circostanze e il loro modo di organizzarsi per lavorare in Europa come sex workers, appunto. Alcune di loro sono rimaste nel luogo dove sono emigrate, altre sono tornate in patria dopo aver guadagnato abbastanza da poter garantire un futuro ai propri figli.

3) Perchè non le chiamiamo “puttane” ma sex workers?

Non si tratta di uno dei tanti inglesismi modaioli, ma di un termine coniato nel 1980 da Carol Leigh, attivista del gruppo statunitense Coyote, fondato nel 1973 e prima organizzazione al mondo ad occuparsi dei diritti delle sex workers. Il termine, in seguito adottato a livello internazionale dai vari comitati e sindacati, nacque proprio per combattere lo stigma sociale della p.u.t.t.a.n.a. (DENIGRATORIO). Perché parliamo non solo di una delle categorie più perseguitate al mondo, ma anche più denigrate, stigmatizzate.

4) Quali politiche attualmente?

Italia:”la prostituzione in Italia non è reato”.

Legale, in questo preciso contesto giuridico, significa che non vengono penalmente perseguite vendita e acquisto di prestazioni sessuali. Ma è penalmente rilevante ogni attività collaterale al fine di esercitare la prostituzione. Due Sex workers, per esempio, non possono condividere lo stesso appartamento dove esercitare la loro attività, perché per la nostra legislazione si tratta di un “bordello”. Se qualcuno decide di affittare una casa a due sex workers, lo fa a suo rischio e pericolo, perché può essere facilmente accusato di sfruttamento e/o favoreggiamento. Questo è uno dei motivi per cui le sex workers si trovano costrette a lavorare in solitudine, in luoghi isolati e pericolosi. Una sex workers non ha diritto ad assumere collaboratori, come guardie del corpo o persone che svolgano compiti amministrativi e di segretariato.

5) Germania o Olanda: “Le regolazioniste, qui puoi , ma paghi molto e sei schedata”

In Germania, così come in Olanda, si esercita la prostituzione in luoghi appositamente preposti; le sex workers sono sottoposte a controlli sanitari obbligatori invasivi e a registrazioni. Di fatto delle vere e proprie schedature. Inoltre occorrono licenze il cui iter burocratico è lungo e costoso, avvantaggiando così la ricca imprenditoria e svantaggiando le sex workers più povere e chi ha immediato bisogno di un reddito. Quindi si trovano a dover lavorare alle dipendenze di ricchi imprenditori che nella maggior parte dei casi sono sfruttatori senza scrupoli.

6) Svezia : “Gli abolizionisti: puniamo i clienti”

Il tanto sbandierato modello svedese o nordico, che non ha affatto indebolito il trafficking come molti sostengono, è fallimentare dal punto di vista dei diritti delle sex workers, perché punisce penalmente i clienti,ma non li elimina. Costringe pertanto così le sex workers a lavorare in luoghi poco sicuri, ad abbassare le loro tariffe e ad accettare richieste pericolose per poter continuare a lavorare, contando solo sulla clientela più spregiudicata.

7) La Nuova Zelanda: “la depenalizzazione: un lavoro come tutti i lavori”

Il modello che più si avvicina alle richieste delle sex workers è quello neozelandese, molto più semplice dal punto di vista amministrativo-burocratico, più rispettoso delle identità, meno invasivo e completamente depenalizzato. Il che, ovviamente, costituisce un fattore di stimolo per le sex workers nel denunciare eventuali situazioni di abuso e coercizione di cui venissero a conoscenza.

Amnesty international cosa dice?
“Amnesty International ha preso una cantonata difendendo le sex workers?”

Amnesty si occupa di diritti umani, ha promosso dopo anni di indagini a livello globale, colloqui e incontri con i sindacati di sex workers provenienti da mezzo mondo,una risoluzione per la depenalizzazione del sex work (11/8/2015). Se il 70% delle sex workers si appoggia ad organizzazioni criminali per ottenere protezione in cambio di una cospicua parte dei loro guadagni, il motivo è proprio questo: i governi non rispettano e non garantiscono i loro diritti umani e civili.

Prendendo spunto dal progetto “Indoors, empowerment and skill building tools for national and migrant female sex workers working in hidden places.” (Finanziato dall’Unione Europea INDOORS partners AUSTRIA Lefö www.lefoe.at BULGARIA Hesed www.hesed.bg FINLANDIA Pro-tukipiste www.pro-tukipiste.fi FRANCIA Autres Regards www.autresregards.org GERMANIA ragazza www.ragazza-hamburg.de ITALIA Le Graziose | CDCP Genova www.lucciole.org PAESI BASSI Tampep International Foundation www.tampep.eu PORTOGALLO Apdes www.apdes.pt SPAGNA Hetaira), pertanto il progetto Luna Blu del centro Donna Giustizia di Ferrara , nella giornata del 17 dicembre 2018 ” contro la violenza contro le sex workers” , difendendo le donne dalla schiavitù sessuale e dallo stigma, difendendo i diritti di tutte le sex workers, anche di quelle che decidono di lavorare volontariamente, appoggia le sex workers indipendentemente dal grado di scelta dell’attività, dichiarando che:

  • Ogni sex worker dovrebbe avere il diritto di scegliere o di rifiutare i propri clienti, di dettare le proprie condizioni lavorative e godere degli stessi diritti di qualsiasi altro lavoratrice o lavoratore, compresi la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro
  • La violenza strutturale e istituzionale degli interventi statali significa che le/i sex workers, regolarmente, subiscono violenze in caso di arresto, detenzione forzata, deportazione (se migranti senza documenti) o espulsione, spesso in nome dell’ordine pubblico e/o di misure anti-prostituzione o anti-migrazione.
  • Ogni sex worker dovrebbe essere protetta/o da discriminazioni, violazioni dei propri diritti e qualsiasi altra forma di violenza attraverso leggi che tengano conto dei diritti umani.
  • Stigmatizzazione e discriminazione impediscono l’accesso alla giustizia e ai servizi sociali e sanitari. È fondamentale prevedere riforme delle politiche e giuridiche che affrontino questo tipo di conseguenze. I governi dovrebbero garantire parità di accesso alla giustizia e servizi mirati di qualità per le/i sex workers. Inoltre, dovrebbero impegnarsi a far applicare e rispettare le leggi antidiscriminazione e le norme in materia di protezione nel rispetto degli standard relativi ai diritti umani per eliminare stigmatizzazione, discriminazione e violenze contro le/i sex workers.
  • Criminalizzazione, stigmatizzazione e discriminazione impediscono l’accesso delle/dei sex workers ai servizi sociali e sanitari. In questo contesto sono necessari aiuti economici e istituzionali ai servizi basati sul rispetto dei diritti umani che soddisfino i diversi bisogni dei sex worker. È necessario colmare le lacune nella fornitura di tali servizi servendosi di un’adeguata e duratura copertura geografica ed eventuali progetti e servizi multilingue.

Infine, pur sapendo che nelle situazioni di grave sfruttamento sessuale la forte riduzione o assenza di scelta delle persone prostitute e prostituite sovrappone la dimensione del rapporto sessuale a pagamento con quella della violenza sessuale per le persone che la subiscono, allo stesso modo riteniamo non corretto e dannoso leggere e interpretare solo con tale parametro il fenomeno “prostituzione”, perché in tal modo non solo il rischio è quello di declinare in modo errato gli interventi ma si rischia di di escludere dall’attenzione la finalità di rispondere ai bisogni e tutelare i diritti delle/dei sex workers che, pur nella consapevolezza che la prostituzione non è mai un fine ma un mezzo, scelgono “volontariamente” di inserirsi nei circuiti prostituzionali.

Secondo Incontro Nazionale delle Unità di Strada e di Contatto tenutosi a Perugia il 22 e 23 novembre 2018.

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A cura dell’Equipe Luna Blu-Invisibile:

Eleonora Telloli – Ostetrica e coordinatrice progetto Luna Blu e invisibile CDG

Chiara Arena Chartroux – Antropologa e operatrice Unità Di Strada CDG

Valeria Ruggeri – Operatore giudiziario e dei corpi di Polizia operatrice Unità Di Strada e Invisibile CDG

Centro Donna Giustizia, Ferrara

 

Nell’ambito del progetto “Rompiamo il silenzio: percorsi educativi e formativi di prevenzione alla violenza sulle donne” promosso dalla Regione Emilia Romagna il Centro Donna Giustizia propone un incontro informativo destinato a personale sanitario sui temi di vulnerabilità sociale e salute.

E’ previsto il riconoscimento di crediti ECM per medici, ostetriche, infermieri, psicologi ed educatori

Di seguito il programma dell’incontro:

14.00

Introduzione ai lavori e questionario conoscitivo

14.15

“Gli approcci alla salute riproduttiva nei contesti di vulnerabilità sociale. Casi clinici.”                                                      Eleonora Telloli – Ostetrica e coordinatrice del progetto Luna Blu (Centro Donna Giustizia)

15.00

“La salute riproduttiva nelle donne straniere, l’approccio e l’accesso alle cure. L’esperienza del Centro per la salute delle donne straniere dell’AUSL di Bologna”                                                                                                                                                    Dott.ssa Grazia Lesi – Ginecologa del Centro per la salute delle donne straniere e dei loro bambini, AUSL Bologna; referente MnC per Oncologia e Salute della Donna

15.40

Pausa

16.00

“L’operatore/trice sociale e il sostegno nell’accesso ai servizi sanitari: la figura dell’operatrore/trice sociale in relazione a utente e ginecologo/a- ostetrica ambulatoriali”                                                                                                                                Valeria Ruggeri e Chiara Arena Chartroux – Operatrici del progetto Luna Blu. Unità di strada e Invisibile (Centro Donna Giustizia)

16.30

“L’esperienza ambulatoriale di ginecologia/ostetricia in contesti di prossimità e vulnerabilità sociale”                  Dott.ssa Liliana Pittini – Ginecologa e responsabile dell’ambulatorio ginecologico Caritas di Ferrara

17.00

Discussione e chiusura dei lavori

Per informazioni: uds@donnagiustizia.it

 

11 dicembre 2018, ore 15

Palazzo Bellini, via Agatopisto 5 – Comacchio

A diciassette anni di distanza esce una nuova edizione interamente rivista e aggiornata, accessibile liberamente e gratuitamente online all’indirizzo: lacasasulfilo.ascinsieme.it..

Il dispositivo ruota attorno a 24 parole chiave dell’educazione al genere. Ogni parola è raggruppata per ordine semantico delle parole chiave, introdotta da una narrazione filmata: testimonianze di bambini, bambine, uomini e donne raccolte da numerosi interventi di prevenzione nelle scuole di diversi ordini e gradi da un lato e da anni di lavoro all’interno dei Centri Antiviolenza.

Per ognuna delle parole chiave viene poi offerta una lettura esplicativa organizzata su tre livelli: introduttivo, di approfondimento e relativo al problema della violenza di genere. Ad ogni parola chiave sono poi connesse alcune utilities: un’antologia di circa 700 citazioni di autrici e autori di gender studies, 70 proposte per lavorare in classe (dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola superiore di secondo grado), bibliografie, filmografie e documenti.

PROGRAMMA

Saluti del Comune di Comacchio e del Centro Donna Giustizia di Ferrara

Intervengono:

Marilena Lenzi, Coordinatrice politica Commissione Pari Opportunità Mosaico – Unione dei Comuni Reno Lavino Samoggia (BO)

Letizia Lambertini, Referente tecnica Commissione Pari Opportunità Mosaico – Unione dei Comuni Reno Lavino Samoggia (BO) e curatrice de La casa sul filo

Alessandra Campani, Associazione Nondasola (RE)